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L’oratorio è una comunità che educa all’integrazione fede-vita, grazie al servizio di una comunità di educatori, in comunione di responsabilità e di collaborazione con tutti gli adulti». (Sinodo 47º, n. 218).
L’oratorio «Cristo Re» offre molteplici servizi, che vanno dallo sport a spazi ricreativi, dalle attività formative al bar e saloni attigui.
Tutto è in funzione della crescita umana e di fede di quanti lo frequentano.

APERTO A TUTTI 
dalle 15.30 alle 19.30
In estate sarà un'altra cosa
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educare, sì

L’11 settembre 2001 è una data che va annotata anche sull’agenda dell’educazione.
Di fronte a quanto è avvenuto negli Stati Uniti e ripetutamente messo davanti ai nostri occhi in immagini tremende e sconvolgenti, diversi genitori ed educatori hanno immediatamente pensato ai loro figli, ai minori.
Non tanto perché in quel momento fossero in pericolo, quanto piuttosto per un istintivo desiderio di proteggerli, per un inderogabile impegno a spiegare loro cosa fosse successo.
Tutto quanto è avvenuto ha avuto i grandi come protagonisti.

1) Sotto i riflettori dei media…

Nei mesi scorsi invece in diverse occasioni sono stati i bambini, gli adolescenti, i figli a salire alla ribalta della cronaca. E spesso per avvenimenti e vicende che, sebbene ristretti ai contesti familiari, hanno generato sgomento e sconcerto in tutta l’opinione pubblica.
Sembrerebbe appunto che per avere l’attenzione dei media, e conseguentemente della società, i minori debbano incappare in qualcosa di eclatante, di trasgressivo, di eccedente rispetto a quella normalità delle cose che accompagna solitamente la vita di tutti.
Accusare però la nostra società di assoluta disattenzione nei confronti dei minori, parrebbe una generalizzazione indebita. A ben guardare, alcuni interventi in campo legislativo hanno affrontato tematiche importanti al riguardo: la tutela dei diritti dell’infanzia, la regolamentazione dell’adozione, il riordino dei cicli scolastici… tutti tentativi volti a rivedere e a coordinare meglio ciò che già, nella nostra società, si cerca di fare a favore dei minori.

2) …per essere trattati come i ‘grandi’!

Ma per un altro verso sono sotto gli occhi di tutti situazioni nelle quali i minori - siano essi italiani o stranieri - subiscono (o provocano) situazioni di disagio, quando non di violenza, ad opera (o verso) gli adulti, che spesso sono i loro stessi familiari.
Più che evidenziare il disagio legato ad un gruppo specifico di persone, ci sembra che queste situazioni siano invece emblematiche di ciò che sta avvenendo ad un livello più generale della nostra società: un certo tipo di cultura, che soggiace a tanti comportamenti, sta gradualmente introducendo la convinzione che la relazione tra persone può essere equiparata ad un comune rapporto con oggetti; di qui allora ‘l’usa e getta’ degli incontri, il consumo degli affetti, la mancanza di ascolto, la strumentalizzazione dell’altro, anche al fine di un piacere puramente egoistico.
Accade così che i minori vengano considerati come ‘adulti’ senza esserlo, prescrivendo e pretendendo da essi comportamenti propri dei grandi.
La pratica della violenza e dell’abuso sessuale, come anche l’ideologia militare che non si fa scrupolo di utilizzare bambini-soldato rimarcano in modo evidente questa logica e suscitano spesso reazioni giustificate; altri ambiti invece, che trattano i minori con gli stessi criteri, vengono guardati con maggior indulgenza.
Sono ormai numerose, ad esempio, le trasmissioni televisive che vanno proponendo i minori come protagonisti e centro di attrazione: “Mini-quiz show” su Rai uno; “Bravo,bravissimo” su Rete 4; “Chi ha incastrato Peter Pan”, “Piccole Canaglie”, “C’è posta per te” e “Stranamore” su Canale 5.
Sull’ara del mercato e dell’audience vengono sacrificati i diritti dei ragazzi, il rispetto dell’altro, il tempo dell’infanzia, il significato del gioco, il valore del lavoro e dei soldi, una sana concezione della realtà…
“A chi è piccolo è dovuto il massimo rispetto” ci hanno tramandato gli antichi, con una saggezza che non ha ancora terminato di dare luce e significato e che il messaggio evangelico arricchisce, rivelando la radice religiosa del rispetto verso i minori: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”(Mt 18,10).

3. L’educazione è un’avventura (solo) estiva?

Abbiamo avviato insieme questa riflessione a partire dagli impegni educativi, dai tempi e dalle attività che da anni ci portano a condividere momenti di vita con i ragazzi.
Anche le esperienze vissute nei mesi estivi (oratori feriali “Quamicigioco”, Sportlandia-Stadium, campi-scuola, settimane formative…) ci hanno dato la possibilità di sperimentare con quanta energia, volontà di coinvolgimento, disponibilità educativa i ragazzi hanno seguito proposte ed attività non certo accomodanti, ma che sono risultate costruttive per il tempo libero delle vacanze.
Anche con le loro famiglie i ragazzi hanno potuto vivere momenti positivi, in tempi più disponibili per stare insieme, per curare le relazioni, per partecipare con serenità alla vita e magari anche per offrire uno spazio di accoglienza e di ospitalità per chi si trovava in situazioni di bisogno.
Ma solo nei mesi estivi, lontani dalle occupazioni giornaliere, è possibile proporre e vivere una qualità alta delle relazioni personali, capace di far sperimentare ascolto e dialogo, vicinanza e affetto, correzione ed incoraggiamento? L’educazione non può crescere anche sul terreno della normale vita quotidiana?
Vorremmo che gli spazi positivi sperimentati nei mesi estivi potessero ridare energia e motivazione ad una prassi educativa possibile anche nel normale quotidiano.

4. La ‘questione educativa’ è ancora aperta

Non sono poche e insignificanti le risorse che ogni giorno vengono spese per l’educazione dei ragazzi. Pensiamo ai tanti educatori che in questo momento di ripresa delle attività della comunità ecclesiale, stanno assumendo di nuovo o per la prima volta l’impegno di accompagnare educativamente i ragazzi, nei diversi ambiti della vita quotidiana.
Ma pensiamo anche ai genitori, agli insegnanti, agli operatori della comunicazione sociale, ai numerosi volontari che animano associazioni a servizio dei bambini e dei ragazzi…
Perché queste risorse non disperdano il loro contributo quotidiano alla causa della ‘buona educazione’, ci sembra importante sottolineare alcuni aspetti della ‘questione educativa’ odierna.

a) Il valore dell’infanzia e della fanciullezza: sono età capaci di far sperimentare il senso della vita, che non è certamente quello della corsa all’acquisto e al consumo dei beni e nemmeno quello della conquista e del dominio sull’altro, attraverso la violenza .
La cura, l’amore, il rispetto che un bambino riceve mostrano con un linguaggio comprensibile anche a lui quale sia il valore della sua persona e dell’esistenza che gli è stata donata, prima ancora di ciò che farà o diventerà. Ricevere gratuitamente più che ad un atteggiamento di pretesa può educare alla decisione di vivere la vita come restituzione del bene ricevuto.
Da qui si comprende quale sia la profondità delle ferite che vengono inferte ad un piccolo che non è accolto, amato, ricevuto. Anche tutto questo dà motivi per decidere un impegno educativo.

b) Coltivare la pace per far crescere la vita: sovente già nell’età dell’infanzia i minori sperimentano che odio e guerre, fanatismo e sofferenze, violenze e vendette fanno parte dell’esistenza. Questo domanda all’educatore di non nascondere e di non camuffare la realtà, ma nemmeno di lasciarsi vincere dalla rassegnazione e dal senso di impotenza.
Piuttosto, in questi momenti l’educatore è chiamato a compiere un esercizio di speranza. Spetta anche a lui far conoscere ai ragazzi che esistono pure la pace, l’amore, il bene, la gioia e il perdono. Pure in momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo, sono presenti tra gli uomini compassione e solidarietà, generosità e gesti di riconciliazione.
L’educazione non ha nulla da spartire con la coltivazione dell’odio e del disprezzo dell’altro, né con la preparazione della vendetta e della punizione. Deve invece far imparare il senso della giustizia, il rispetto dell’altro e la collaborazione, ma soprattutto può chiedere ai ragazzi di vivere concretamente fin da ora questi valori e di impegnarsi a diffonderli.

c) L’importanza di relazioni educativamente significative. Non è certo con compiti o ordini da eseguire che diventa possibile aiutare i minori a riconoscere il senso della vita; è più opportuno invece condividere i cammini di crescita, curare le relazioni, ascoltare per cercare di capire, partecipare anche alle stesse esperienze.
E’ vero che spesso la mancanza di tempo mina questa possibilità di condivisione profonda. A volte però a non avere tempo per i figli sono gli adulti stessi che si condannano con scelte irresponsabili.
Ma qualora il tempo ci fosse, è importante sapere che cosa fare, dove andare, che cosa mettere in comune… E’ importante cioè che l’adulto manifesti e comunichi il senso della vita da lui incontrato. Più che il sentimento di incapacità o la mancanza di tempo preoccupa oggi l’assenza di propositività da parte del mondo adulto, che sembra quasi adattarsi a condurre la vita senza avere un senso preciso o a uniformarsi supinamente a ciò che il senso comune propone.

d) La responsabilità dei singoli adulti. E’ chiamata in causa partendo innanzitutto da ciò che si vive in quanto persone umane: la ricerca del vero, del bene, del bello, del giusto; l’obbedienza e la fedeltà ai principi guida di un’esistenza; la cura e la guida dei propri affetti; l’esemplarità dei propri comportamenti e del proprio linguaggio; il senso del servizio verso il bene comune; l’impegno per la pace; la magnanimità e la grandezza d’animo che nutrono uno sguardo riconciliato con la vita… Se queste sono le coordinate per una vita adulta piena e responsabile, v’è da supporre allora che anche le istituzioni educative (famiglia, scuola, comunità ecclesiale, oratori, associazioni…) non faranno fatica a trovare fattive convergenze e sostegno alla reciproca azione, mentre spesso ciascuna agisce ignorando l’altra, se non addirittura ritenendola una concorrente o un’avversaria.
Tra queste istituzioni merita attenzione e favore la comunità familiare per l’insostituibile compito di umanizzazione e di prima socializzazione che svolge all’inizio di ogni esistenza e per la centralità che riveste nelle fasi successive della vita di ogni uomo e donna.
Ma anche il cammino della scuola, per giungere alla piena attuazione del principio dell’autonomia, domanda alle altre agenzie educative una operosa e concreta collaborazione.

e) Educatori cercasi. Da ultimo, non va sottaciuto un fenomeno meritevole di attenzione come il calo numerico delle forze impegnate nell’educazione delle nuove generazioni. Una società non può invocare un investimento forte sul versante educativo e poi sottovalutare coloro che in questo servizio vogliono offrire competenza e dedicazione. Alcune forme di volontariato hanno ottenuto plauso e consensi dalla società per la concretezza e la visibilità dei risultati raggiunti. Il servizio educativo invece difficilmente presenta risultanze immediate e spettacolari; annullerebbe se stesso se cadesse nella trappola dell’efficentismo e del sensazionalismo. Ha bisogno di stare nel solco della vita e di nutrirsi di tempi lunghi, di percorsi interiori, di piccole virtù, di spazi feriali… Ma il servizio all’edificazione di una persona umana dice una delle forme più alte dell’amore al prossimo.
Proporre ai giovani di spendere in questo ambito le loro risorse e il loro tempo può essere un modo valido per dare senso alla loro giovinezza e per prepararsi alla vita adulta.
Anche su questo punto la responsabilità degli adulti, come pure quella della comunità ecclesiale e delle istituzioni civili, non deve essere dimissionaria.

Il nuovo anno di attività, in fase di avvio, potrebbe essere l’occasione per condividere alcune delle prospettive qui presentate.

Presidenza Diocesana dell’Azione Cattolica di Milano - A.C.
Presidenza Provinciale del Centro Sportivo Italiano - C.S.I.
Fondazione Diocesana per gli Oratori Milanesi - F.O.M.

Milano, settembre 2001